di Francesco Cosentini
John Sales, direttore dell’African Wildlife Foundation, rende noto che in Tanzania vengono uccisi illegalmente circa 20 elefanti ogni mese, nonostante siano sottoposti a protezione e tutela (Maggio 2012). Loxodonta africana africana, dal nome scientifico dell’elefante della savana, gode di tutela giuridica in tutti gli stati dove è ancora presente. Compresi gli individui che vivono fuori dalle aree protette, stimati in circa il 70% dell’intera popolazione esistente della specie. Sul versante occidentale africano è quasi del tutto scomparso e nel tentativo di arginare il problema, un gruppo di 16 paesi, tra cui: Mali , Nigeria, Senegal, Kenya e Etiopia propongono una moratoria di 20 anni sul commercio di avorio nel tentativo di limitare il danno (sul caso del Kenya è interessante il libro “La natura in pericolo” di Richard Leakey). Nel Marzo 2010 la Tanzania si è vista negare dal CITES la richiesta di riaprire il commercio dell’avorio, pur sostenendo che la popolazione degli elefanti stesse aumentando ogni anno del 5%! Ignorando, o facendo finta, che in realtà secondo i censimenti dal 2006 a oggi il numero dei pachidermi è calato del 20% su tutto il territorio nazionale. Insieme al governo dello Zambia aveva proposto di spostare l’animale dall’appendice I alla II della lista rossa del IUNC ( l'elefante africano è classificato tra gli animali prossimi alla minaccia di estinzione: NEAR THREATENED )nel tentativo di allinearsi a paesi dove la legge è più permissiva come Botswana, Namibia, Sudafrica e Zimbabwe. La richiesta nello specifico chiedeva di poter vendere 90 tonnellate di avorio “una tantum”. Il mercato dell’avorio è molto redditizio, basta pensare che il bracconiere ricava 50 dollari americani per un solo kilo, il venditore finale arriva a venderlo anche fino a 1500$! La caccia sportiva fa storia a sé, è consentita in Botswana, Cameroun, Gabon, Mozambico, Namibia, Sud Africa, Tanzania e Zimbabwe, ed è permessa l’esportazione dei trofei. Il territorio tanzaniano viene convenzionalmente suddiviso in 6 ecosistemi: Tarangire-Manyara, Serengeti, Selous-Mikumi, Ruaha-Rungwa, Katavi-Rukwa , Moyowosi-Kigosi, la popolazione di elefanti è stimata in 105.000 unità (dati del 2011). Nella sola riserva Selous, nel sud del paese, in 6 anni c’è stato un declino di 30.000 pachidermi. La ragione è ricollegabile, oltre al bracconaggio, alle naturali migrazioni nella riserva Niassa in Mozambico e ancora al grave problema della frammentazione del habitat che risente della pressione antropica. Ci sono molte preoccupazioni che il turismo possa risentire negativamente di questa situazione. I guadagni del settore turistico supportano in maniera determinante l’economia nazionale, se fossero utilizzati seriamente potrebbero, e dovrebbero, supportare e tutelare la comunità umana in primis con le bellezze faunistico - paesaggistiche di riflesso. Il governo incalza che il commercio illegale potrebbe essere controllato riaprendo legalmente la caccia grossa, ma sa bene il ruolo fondamentale che svolge la corruzione della polizia di fronte a container carichi di avorio che passano indisturbati le frontiere. In natura l’uomo è l’unico predatore per l’elefante, fatta eccezione per i piccoli che potrebbero essere assaliti (saltuariamente) da iene o leoni. L’inventiva dei cacciatori di frodo non conosce ostacoli: nel parco nazionale del Tarangire otto pachidermi sono stati avvelenati. Verosimile che dietro questi gruppi di bracconieri locali ci siano organizzazioni criminali asiatiche ben organizzate e radicate. Sempre più animali sono abbattuti con armi di precisione, e in talvolta le zanne vengono asportate con tecniche particolari, che prescindono dai colpi di taglio dei “rozzi” bracconieri locali, in Sudafrica a tal scopo è stato usato un potente acido. Da molti anni (quelli critici degli anni ’70 e ‘80) a oggi, la caccia, seppur in proporzioni variabili non è mai cessata del tutto. Nel Marzo 2007 la polizia vietnamita intercettò un cargo tanzaniano con sei tonnellate di avorio. Il danno per la popolazione del pachiderma non si limita alle sole perdite in termini numerici, bensì a modiche nel tessuto sociale della specie stessa. L’elefante vive in branco e i rapporti fra i vari componenti della famiglia sono molto intensi. La perdita degli adulti, ad esempio, mette in serio pericolo la sopravvivenza degli elefantini, esposti maggiormente ai pericoli della savana.

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