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mercoledì 1 maggio 2013

RISCHIO DI EVACUAZIONE PER VENTIMILA CITTADINI MASAI

di Roberto Gaudioso  (FONTE:  http://www.ilfioreuomosolidale.org

Al posto dei villaggi, nascerà un parco di 1.550 kmq per safari di caccia. 
I responsabili? Multinazionali che pagano per il “parco giochi” ma…tutto è conforme alla legge!

Il 26 marzo scorso il governo della Tanzania ha annunciato di voler istituire un “corridoio verde”, un’area protetta di 1.500 km quadrati, ai confini col Parco Nazionale del Serengeti. Quelle terre sono già in affitto, da circa 20 anni, alla OBC (Otterlo Business Corporation), società legata alle famiglie reali degli Emirati Arabi che organizza safari di caccia. Il “corridoio verde” è ricavato all’interno dei 4.000 km quadrati nel distretto settentrionale di Loliondo, dove sono situati numerosi villaggi Masai. Le compagnie interessate alla costituzione di questo “corridoio verde” sono l’OBC, la Thomson Safaris, la Nomad Safaris-Mobile Company e la Roy Safaris; ma quella che otterrà maggiori benefici dovrebbe essere l’OBC. L’accordo tra gli investitori e il governo tanzaniano causerebbe per la zona pastorale di Loliondo, stiamo parlando di villaggi Masai e di cittadini masai in un numero di oltre 20.000, rischiano di essere cacciati con la forza.Non è la prima volta che la Tanzania espropria i propri cittadini per interessi altri. Oggi la Tanzania sembra creare, a volte, un muro tra i cittadini e le loro terre e i loro diritti, a favore di investimenti e tangenti. La Tanzania è particolarmente esposta agli investimenti cinesi, di recente la vista del Presidente della Repubblica Popolare Cinese Xi Jinping, che ha scelto, non a caso, la Tanzania tra le sue prime visite all’estero e la prima in Africa. Xi Jinping ha lodato l’indipendenza della Tanzania dagli occidentali e il buon operato del Governo di Kikwete. La LEAT (Organizzazione tanzaniana di avvocati ambientalisti) sottolinea che la legge non permette di fare gli interessi degli imprenditori stranieri a scapito dei cittadini. L’organizzazione ha condotto studi approfonditi al riguardo e ha sottolineato come gli espropri forzati in Tanzania non siano più da tempo un’eccezione. Il governo ha dichiarato che, con questa decisione, un conflitto durato 20 anni è da ritenersi concluso. In quel distretto 2.500 km quadrati erano già destinati alla riserva dei 4.000 km quadrati del distretto settentrionale di Loliondo, lungo il confine con il Kenya. Il problema che quei 1.500 km quadrati rappresentano la parte più fertile e umida della zona e i cittadini che dovrebbero essere espropriati, in maggior parte Masai, verrà negato loro anche il passaggio all’interno del “corridoio verde”. Il Ministro delle Risorse Naturali e del Turismo, Balozi Khamis Kagasheki ha detto che la decisione del Governo è arrivata dopo una discussione tra i cittadini e il Governo e, alla fine della quale, si è giunti ad un accordo. Kagasheki ha sottolineato come a guidare la scelta del Governo fosse l’attenzione per l’ecosistema di quella zona e che è conforme alla legge del paese che nessuno può contrastare. Il quotidiano tanzaniano Mwananchi (Il cittadino), non troppo velatamente, solleva molti dubbi sull’operato del Ministro, in particolare che sia conforme alla legge e critica il linguaggio minaccioso e autoritario di Kagasheki, che escluderebbe ogni possibilità di dialogo; smentendo, così, i punti fondamentali delle sue dichiarazioni. Quest’ultima critica viene estesa all’intero Governo tanzaniano. Abraham Sakay, Presidente del CCM (Partito Rivoluzionario al governo dall’indipendenza della Tanzania, 1964) nel distretto di Ngorongoro, ha dichiarato che, a causa di questi avvenimenti, si rivolgerà direttamente al Segretario Generale del partito Abdulrahman Kinana. Sakay si è unito alla protesta contro il Governo, ma non rassegnerà le dimissioni al suo partito, così come, invece, hanno già fatto in molti. Egli fa appello ai dirigenti nazionali del suo partito perché incontrino quanto prima i cittadini di Loliondo. Il vice segretario del CCM Mwigulu Nchemba, rispondendo alle pressioni interne, ha incontrato i cittadini di Loliondo. Durante l’incontro, tenutosi il 6 aprile, gli è stata consegnata una borsa con circa 2mila tessere del CCM. Nchemba ha dichiarato: “Sono d’accordo con voi, perché questa terra è la vostra propria vita.” Ha poi riferito che il Ministro delle Risorse Naturali edel Turismo, Khamis Kagesheki, ha accettato di incontrare i cittadini di Loliondo. Due giorni dopo Kagasheki ha ribadito che la decisione del Governo non è discutibile e che saranno inutili le proteste dei parlamentari che non sono del CCM, e ha, inoltre, accusato le ONG di infiammare gli animi inutilmente. Ha dichiarato: “Il Governo non può essere guidato né dai politici né dalle ONG, il loro comportamento, volto ad ostacolare le decisioni del Governo, è un atto meschino”.

sabato 26 gennaio 2013

Nuova vita per Camilla


  
Camilla di Borbone delle Due Sicilie, Duchessa di Calabria, nasce da una nobile famiglia meridionale
Camilla è bella, gioviale e sempre ottimista.

 Dopo aver servito i popoli italici per qualche anno, nonostante una vita piena di agi e ricchezze: Camilla vuole vedere il mondo, inizia a sognare l'africa.
Mossa dall'amore per i più sfortunati approda un giorno non molto lontano a Nyololo.
Ma ahimè, dopo un prodigo periodo al servizio di poveri e bisognosi, Camilla deve far conto con gli acciacchi dell’età e si riscopre fragile, inutile, ferma. Le continue visite mediche non le permettono di lavorare e questo immobilismo la porta alla depressione, chiudendosi in un silenzio a lei nuovo. Le dissestate strade dei villaggi non sono adatte alle sue vecchie e affaticate sospensioni e quel fiatone persistente, le impedisce di percorrere lunghi tragitti. No certo, Camilla lo sa... non può più competere con le nuove ambulanze e con triste rammarico le guarda sfrecciare baldanzose nelle situazioni d'emergenza.


Ma ancora un effimero barlume di speranza sfavilla flebile nel cuore di Camilla. La cura per lei consisterebbe non solo in un motore migliore, ma anche in una metamorfosi dell’anima. Camilla desidererebbe trasformasi in un mezzo di trasporto quotidiano capace di congiungere il Centro di Salute di Nyololo alla grossa strada asfaltata, che conduce alle grandi città. Conosce, infatti, quanto sia faticoso per i pazienti percorrere a piedi quei 7 km di sole e polvere, privi di trasporti pubblici, che li separano dalle tanto attese cure mediche. E, quindi, Camilla sogna. Sogna di diventare
dala dala, il mezzo pubblico accessibile a tutti in Tanzania.

Oggi, Gennaio 2013, noi abbiamo deciso di rimboccarci le maniche per dare nuove possibilità a Camilla, ma non lo possiamo fare senza il tuo aiuto!! Rivolgiamo, quindi, anche a te quest'appello che ci permetterà di regolarizzare il cuore della nostra vecchia ambulanza con un motore nuovo e rinnovarla nell'anima, permettendole d'impreziosirsi con sedili e corrimano, facendosi bella per i pazienti di Nyololo.
Un trasporto più facile al centro di salute di Nyololo continuerà a permettere la possibilità di cure ai 30 pazienti che giornalmente frequentano l’ambulatorio, l’accesso ad un parto in sicurezza alle 20 gravide che ogni mese preferiscono partorire in ospedale piuttosto che a casa e farmaci antiretrovirali e sostegno morale ai 600 pazienti sieropositivi, che mensilmente frequentano la clinica.
Oltre a ciò, la nuova Camilla, renderà il Centro di Salute di Nyololo accessibile a tutta quella fetta di popolazione per cui quei 7 km di sterrato costituiscono un limite, economico o fisico, tutt'oggi insormontabile.
No no, non pensare a grosse e insostenibili donazioni, abbiamo deciso di far arrivare questa storia ai nostri amici, per regalare a te, in quanto tale, un sogno ed un sorriso. Il sogno di Camilla e il sorriso di fronte ad un'idea bizzarra, che qui, in Tanzania, non solo diviene realizzabile, ma opportunità e sviluppo.
Sono sufficienti quei pochi spiccioli che, a cuor leggero e con questo sorriso in volto, ti senti di voler far arrivare in questo mondo di problemi e soluzioni stravaganti.

La POSTEPAY di Camilla, su cui fare il versamento, è:
4023 6004 4817 8337
Eleonora Motta

Il versamento su POSTEPAY può essere effettuato:
Recandosi direttamente in posta
Dal sito della tua banca (se te lo permette)
Dal sito www.postepay.it

Oppure, per le donazioni più generose (la speranza non è mai troppa), il suo conto corrente è:
Eleonora Motta, Via Achille Grandi 2/A, 23891 Barzanò (LC)
IBAN: IT65 X030 6950 9206 1200 3325 857
BIC: BCITITMM
Causale: Un nuovo Natale per Camilla da parte di
(inserisci il tuo nome)

Basta poco per ciascuno, donato nella fiducia nei nostri confronti. E se poi tu farai conoscere la storia di Camilla a coloro che di te si fidano, potremmo far correre questo sogno lontano, sopra limiti e pessimismi, all'insegna della fiducia reciproca e del cambiamento, che sempre nasce dalla nostra fantasia.



Aiuta Camilla a realizzare il suo sogno!!!
E poi vieni a trovarci a Nyololo, avrai diritto ad un trasporto gratis!! :)
dani, ele, mati & patty

mercoledì 16 gennaio 2013

Dopo un anno ... poche convinzioni?!


di Matilde Ner

Cari amici,
vi salutano tutti. Alla notizia del mio ritorno in Italia qualsiasi tanzaniano mi si è pregato di salutarvi.
Quindi vi saluta lo scaltro commerciante di stoffe zanzibarino, l’infermiere Jacob, il medico farabutto, il maestro generoso, la prostituta e la santa, l’affannata venditrice di foglie di thè, la sarta paziente, il vecchio venditore di melanzane col cappello grigio, il carbonaio, Guerino il Boss di Nyololo, il contadino, chi raccoglie il mais e chi lo stocca.
In quest’anno sono stata travolta dai sentimenti più variegati come chiunque e ovunque, dall’insofferenza alla gioia di essere qui, dalla convinzione allo smarrimento, mi sono arrabbiata e  emozionata nel giro di un’ora per la stessa cosa, e durante tutto ciò ho subito una lenta, e chissà se reversibile, tanzanizzazione.
Quindi mi sono ritrovata a indossare un cappellino di lana in una giornata vagamente fresca, indifferente davanti ad un autobus già in ritardo che buca nel mezzo del nulla, a cadere in una specie di stato di trance durante interminabili viaggi in dala dala per evadere il caldo e la polvere, a dire indifferentemente Nyololo o Nyororo (qui le erre e le elle sono interscambiabili), e un paio di volte ho accettato la morte come parte organica della vita.
Certe cose che ho trovato al mio arrivo inaccettabili le ho trovate poi normali o addirittura giuste capendo che a volte forse sono le circostanze che fanno gli uomini.
E così, una volta in Italia dovrò ricordarmi che il pesce non si può sempre mangiare con le mani, che non si entra in 8 su un taxi, che essere in fila ha un senso e che certe cose a tavola, in Occidente, non si possono fare.
Quest’anno ho avuto alcune rinunce che a volte mi sono pesate e solo adesso capisco che tutto ciò che mi è mancato è stato ampiamente ripagato da privilegi unici. Eccone alcuni. 
Avere per una sola notte un cortile pieno di lucciole, trovare qualcuno a cui poter rivelare il mio essere agnostica sapendo che non sarei stata giudicata nonostante il non avere una religione, qui, è considerata un’anomalia, lasciarmi spiegare da una donna masai perché a volte una sposa desidera che il marito abbia un'altra moglie, provare attrazione e paura davanti ad una natura lussureggiante e vibrante.
E poi, scoprire divertita che come per noi loro sono un po’ tutti uguali, per noi loro siamo lo stesso e io posso essere Eleonora, Patti o Daniela indifferentemente. Nuotare in una cascata ai piedi del Kilimanjaro, sentirmi dire con convinzione e ammirazione che fino a cinquanta anni fa ichaga, tribù del nord, più longevi arrivavano anche fino ai 130 anni, assistere a dei miracoli tra cui Grace una bimba ustionata, rimasta ossa e un po’ di carne fresca e poi abbandonata a marcire e poi trovata e accudita da una sconosciuta che la ama e quindi basta, è abbastanza, guarirà.
Aver vissuto in un contesto che mi ha permesso di superare in parte alcune mie paure:
-gli insetti, ora so uccidere una blatta;
-le tenebre, so passeggiare in un sentiero buio pesto senza avere il batticuore;
-il fuoco, so accendere quel normalissimo forno con un fiammifero!
E ancora altri privilegi, quali, parlare d’amore con un camionista romantico, sapere che i bracciali di rame si puliscono bene con la terra, essere a volte trattata alla pari da un collega, sentire il sapore del vento di Nyololo da quanto l’aria è pulita, essere invitata da un’altra donna a pitturarmi le unghie dei piedi di rosso carminio per aumentare la mia sensualità, imparare da un bambino che con una mano si può contare oltre al 5, ben fino al 14, grazie alle falangi.
Scoprire che in swahili materassi si dice magodoro, parlare di AIDS su una barca affollata sul lago Tanganika e rispondere a domande che nessuno di solito osa chiedere, vedere un varano blu e argento in mezzo ad una città, condividere uno sguardo complice con una sconosciuta davanti ad una messa troppo lunga e un pastore troppo concitato, ubriacarmi di stelle, trovare una macchina da scrivere con un foglio inceppato con su scritto in swahili “Storia della mia vita” e appropriarmi di quel racconto.
 Dopo un anno ho solo poche convinzioni.
La prima è che tutto mondo è paese. Né più ospitali, né più ladri. Né più solidali, né più felici. La realtà socio-economica, geografica rende inevitabilmente le genti diverse ma dopo aver capito che non ha senso confrontare due mondi imparagonabili, il nostro e questo, ho trovato poi sempre e solo l’uomo con le sue debolezze o le virtù, con la sua brama di potere o i suoi gesti di amore sconsiderato.
La seconda è che sono ignorantissima e la realtà che ci è dato cogliere non è che parziale e provvisoria, è tutto così complesso per essere semplificato in bene e male e che spesso orrore e meraviglia stanno appiccicati. E che certe cose non le capirò mai: perché un uomo e una donna non si possono baciare in pubblico ma quando ballano è che come se facessero sesso da vestiti, come mai alcuni indossano le cuffie da piscina per andare in giro, come mai qui ramazzano il suolo con una scopa senza il manico, come mai è così importante continuare a fare tanti figli anche se si è poverissimi, perché Balotelli, Gheddafi e Obama possono essere celebrati su una stessa maglietta poiché considerati tutti e tre eroi africani, ma forse non è necessario capire tutto.
E infine che gli scambi umani sono la cosa più arricchente sulla terra e che ciò che ci arriva dagli altri sono solo doni.
Da questo paese con poche parolacce e gentilezza, buon anno a tutti!
A tra poco!!
Mati

sabato 5 gennaio 2013

èAfrica, concorso sulla Tanzania

Foto e video per raccontare la Tanzania e l’Africa. E’ il concorso èAfrica del Cuamm-Medici con l’Africa.  Partendo dall’ospedale di Tosamaganga, in Tanzania, i partecipanti dovranno usare la loro arte vide – fotografica per mostrare la storia di una o più persone che da quell’ospedale sono passate o che lì lavorano, si curano, aspettano.
Partecipando al contest, giovani artisti fino a 35 anni potranno raccontare l’Africa dei problemi e delle sfide quotidiane, del coraggio di andare avanti e della solidarietà, attraverso un progetto che poi verrà realizzato dai vincitori. In palio una masterclass in Tanzania. Scade il 15 marzo 2013.

Bando integrale
Raccontateci una storia, cercatela in un luogo lontano, dove la terra è rossa e l’orizzonte pare infinito. Tutto ha inizio lì, a Tosamaganga, nel distretto di Iringa in Tanzania, all’interno di un piccolo ospedale. Anche in un posto così, con soli 200 letti e persone che vanno e vengono, si celano infinite storie. A voi raccontarci l’Africa che si incontra a partire da quel piccolo centro di salute, dove qualcuno se ne va, altri ricevono il benvenuto al mondo.
Da questo stesso luogo si dipaneranno le storie, come fili diversi di un unico gomitolo. Cinque di queste storie diventeranno poi un progetto multimediale reale: i cinque artisti selezionati infatti saranno invitati a partecipare al masterclass condotto dal fotografo Enrico Bossan in Tanzania, dove trasformeranno le storie in progetti multimediali reali.

Perché
Raccontare l’Africa e sensibilizzare il pubblico europeo su un continente grande e fragile è da sempre tra le priorità di Medici con l’Africa Cuamm. Per far questo la ong si avvale spesso della collaborazione di artisti e professionisti, che attraverso la propria arte interpretano e danno voce ai progetti di intervento, alle persone e agli obiettivi dell’organizzazione.
Proprio in questo quadro, nel 2003 era nato il progetto èAfrica con il fotografo Enrico Bossan, con l’intento di restituire l’immagine di un’Africa inedita, sorprendente, problematica, vitale. Esercizio di lettura e di ascolto, il progetto ha creato uno spazio aperto al racconto che l’Africa in mille modi fa di se stessa attraverso un percorso di 100 scatti a colori per comunicare realtà e dimensioni poco esplorate.
Con questo stesso scopo si è deciso di creare una nuova iniziativa in cui affidare il racconto di Medici con l’Africa Cuamm a giovani artisti, guidati da Enrico Bossan, scopritore di talenti e direttore artistico del progetto. La masterclass intende così fornire le linee guida fondamentali per sviluppare un’idea e trasformarla in progetto fotografico o multimediale, avvicinando i giovani artisti al linguaggio del racconto di contesti difficili, in cui imparare a raccontare una realtà complessa con il proprio codice espressivo.

Sezioni del concorso
Il concorso si compone di due sezioni: video e fotografia. Verranno selezionati due video artisti e tre fotografi.
Ogni artista può candidarsi solo in una delle due sezioni e deve presentare un progetto creativo in cui descrive ciò che intende realizzare, con video o fotografia.
Il progetto deve avere come punto di partenza l’ospedale di Tosamaganga, in Tanzania e da lì svolgersi, all’interno o all’esterno dell’ospedale, raccontando la storia di una o più persone che da quell’ospedale sono passate o che lì lavorano, si curano, aspettano.
Tema privilegiato sarà appunto il racconto di chi vive una realtà spesso invisibile, lontana dai riflettori, dove già raggiungere l’ospedale può rivelarsi un’impresa, per le distanze tra villaggi e centro di salute, ma anche per le barriere culturali che spesso fanno preferire altre forme di cura. I trasporti, la scuola, la casa, il cibo, l’acqua, il lavoro, la maternità e il parto sono grandi aree critiche per chi vive in regioni dell’Africa sub-sahariana e possono avere un impatto forte anche sulla salute.
Chiediamo agli artisti quindi di indagare questa realtà, di scovare storie originali e raccontarcele con la propria arte.

Come partecipare
Per partecipare ogni artista deve proporre:
-il proprio portfolio, composto da almeno un video per chi si candida nella sezione relativa e da un progetto fotografico tematico composto da almeno 20 scatti per chi si candida nella sezione fotografia.
-il proprio curriculum vitae;
-il modulo di partecipazione compilato e firmato;
-un progetto creativo che descriva ciò che si vuole realizzare sul campo (il progetto va scritto sul modulo allegato, deve avere un titolo e un’idea progettuale espressa in massimo 2000 battute spazi inclusi).
I materiali vanno inviati a Medici con l’Africa Cuamm come indicato nel sito
www.mediciconlafricacuamm.org/contest (oppure www.doctorswithafricacuamm.org/contest).
Il termine per la consegna è: venerdì 15 marzo 2013, ore 12.

Chi può partecipare
Il contest è aperto a giovani artisti dai 18 ai 35 anni con cittadinanza europea e con conoscenza della lingua inglese.
Tra tutti gli artisti partecipanti ne verranno selezionati 5, 2 per l’area video e 3 per l’area fotografia.
La selezione terrà conto dei seguenti criteri:
-qualità del portfolio presentato (6 punti);
-qualità creativa del progetto presentato (2 punti);
-sintonia del progetto presentato con i valori e l’immagine di Medici con l’Africa Cuamm (2 punti).

La selezione verrà effettuata nella sede di Medici con l’Africa Cuamm entro il 29 marzo 2013 da una giuria composta da Enrico Bossan (direttore artistico), Anna Talami (Medici con l’Africa Cuamm), Chiara Di Benedetto(Medici con l’Africa Cuamm).
La giuria nominerà 2 vincitori nella categoria video e 3 vincitori nella categoria fotografia e altrettante riserve.
Verranno selezionati al massimo due artisti di uno stesso paese.
Le decisioni della giuria sono insindacabili e inoppugnabili.
I vincitori saranno contattati ai recapiti indicati nel modulo di partecipazione sia via e-mail sia via raccomandata A/R.

Premio del concorso
I 5 artisti selezionati avranno la possibilità di partecipare a un masterclass in Tanzania in cui perfezionare il proprio progetto e realizzare un prodotto multimediale con il supporto di un direttore artistico senior (Enrico Bossan); il workshop si terrà a Tosamaganga e prevede 5 giornate di formazione e realizzazione del proprio progetto artistico, a partire dall’analisi e discussione dell’idea fino alla realizzazione vera e propria. A ogni artista verrà offerto assicurazione, visto e volo con partenza dalla capitale del proprio Paese a Dar, città principale della Tanzania. Il viaggio durerà complessivamente 8 giorni (3 di viaggio e spostamenti, 5 di formazione).
I materiali prodotti durante il masterclass saranno poi rielaborati e perfezionati da Enrico Bossan, con la collaborazione di ogni creativo, per essere presentati in contesti nazionali e internazionali. A ogni artista inoltre verrà dato un attestato di frequenza.

Accettazione
Gli artisti selezionati avranno 10 giorni di tempo dalla ricezione della raccomandata per accettare di prendere parte al progetto. Per accettare dovranno compilare e firmare il modulo che verrà loro spedito.
Se entro 10 giorni un artista non accetterà, subentrerà al suo posto l’artista classificato alla posizione successiva della stessa categoria. Quest’ultimo avrà 7 giorni per accettare dal momento in cui riceverà la raccomandata.
Per partire l’artista dovrà portare la propria strumentazione.

Agenda
Venerdi 15 marzo 2013 – ore 12: termine per l’iscrizione al concorso. Entro questa data vanno consegnati i materiali per partecipare.
Entro Venerdi 29 marzo 2013: la giuria identificherà 5 artisti selezionati (2 per l’area video, 3 per l’area fotografia) e comunicherà loro di essere stati selezionati.
Entro il 13 aprile 2013: gli artisti selezionati devono accettare di prendere parte al progetto e quindi partire per la Tanzania. In caso di mancata accettazione, verranno ripescati gli artisti classificati nelle posizioni successive e ognuno di loro verrà contattato e avrà una settimana di tempo per accettare.
Maggio 2013: missione di 8 giorni in Tanzania, a Tosamaganga, per realizzare il progetto. Le date esatte della missione verranno confermate solo dopo la selezione degli artisti vincitori. Si garantisce un preavviso di almeno 1 mese.
Da giugno 2013 a settembre 2013: fase di post-produzione coordinata dal direttore artistico con il supporto dei giovani artisti
Ottobre 2013/dicembre 2013: presentazione dei progetti realizzati in varie sedi in via di programmazione.

Uso delle opere selezionate:
I video e i progetti fotografici realizzati rimangono di proprietà dell’artista ma potranno essere utilizzati, a titolo gratuito e in perpetuo, da Medici con l’Africa Cuamm per le proprie attività di comunicazione istituzionale, fatto salvo l’obbligo di citare sempre il nome dell’autore.
La partecipazione al concorso implica, da parte del partecipante, l’accettazione incondizionata del presente regolamento. Per qualunque controversia sarà competente il foro di Padova.
Medici con l’Africa Cuamm
Medici con l’Africa Cuamm è la prima ong in campo sanitario riconosciuta in Italia e la più grande organizzazione italiana per la promozione e la tutela della salute delle popolazioni africane.
Realizza progetti a lungo termine in un’ottica di sviluppo, intervenendo con questo approccio anche in situazioni di emergenza, per garantire servizi di qualità accessibili a tutti.
Da sempre attivo nella sensibilizzazione, Medici con l’Africa Cuamm promuove il concorso “èAfrica” alla ricerca di nuovi linguaggi per interpretare la propria identità e descriverne attraverso nuove forme artistiche il proprio campo di intervento. I prodotti che verranno realizzati nel corso del progetto verranno infatti utilizzati per  campagne della ong e gli artisti verranno tenuti in considerazione.
Il concorso è realizzato con il sostegno della Comunità Europea nella cornice del progetto Equal opportunities for health: action for development”.
Enrico Bossan
Fotoreporter e direttore artistico, è stato critico artistico di festival internazionali come lo Huston Photo Fest, il PhotoEspana, Le Recontres d’Arles, Moscow Portfolio Reviews e giurato in premi come il Pictet Award, Descubrimientos di PhotoEspaña e del Premio FFF di Fabrica and Forma, del quale è stato anche il fondatore.
Come direttore artistico ha collaborato con il New York Photo Festival 2011 e dal 2005 è direttore del dipartimento fotografica a Fabrica e direttore editoriale del Magazine Colors. Dal 1998 inoltre collabora con Medici con l’Africa Cuamm con cui ha sviluppato progetti fotografici, espositivi e editoriali di comunicazione sociale.

Per informazionicontest@cuamm.org

sabato 29 dicembre 2012

Il gas della Tanzania

di Davide Matteucci
(fonte www.agienergia.it) 

Nel corso degli ultimi mesi, numerose ed importanti scoperte di idrocarburi si sono susseguite lungo il versante orientale del continente africano. L’area sembra destinata ad emergere quale nuova fonte di approvvigionamento energetico, affiancando il Nord Africa e l’Africa Occidentale nel panorama continentale. Un recente studio della Us Geological Survey conferma questa ipotesi: le quattro province geologiche corrispondenti alle coste di Kenya, Tanzania, Mozambico, Madagascar e alle isole Seychelles custodirebbero 441 trilioni di piedi cubi (tcf) di gas naturale e 27 miliardi di barili di petrolio, non ancora scoperti, ma tecnologicamente accessibili1.
Sono state soprattutto le ingenti quantità di gas rinvenute nel tratto di mare antistante la costa meridionale della Tanzania e quella settentrionale del Mozambico a suscitare l’entusiasmo degli operatori del settore. Le maggiori scoperte sono avvenute nelle acque territoriali dell’ex colonia portoghese (grazie ai successi ottenuti da Eni e dall’americana Anadarko), ma anche il volume delle riserve di gas della Tanzania è aumentato considerevolmente nel corso del 2012: a febbraio la norvegese Statoil, in partnership con l’americana ExxonMobil, ha accertato la presenza  di circa 5 tcf nell’unico blocco di sua competenza, ai quali si sono aggiunti altri 3 tcf lo scorso giugno; anche le inglesi Bg Group e Ophir Energy, operative in joint venture in tre blocchi, sono state protagoniste di una serie di importanti scoperte, per un totale di circa 11 tcf. Oltre alle quattro multinazionali appena citate, in Tanzania sono presenti altre quattordici compagnie, tra le quali vale la pena di ricordare le inglesi Aminex e Solo Oil, la brasiliana Petrobras e la canadese Orca Exploration. Discorso a parte merita la Shell, i cui diritti di esplorazione si concentrano in una zona oggetto di un conflitto di attribuzione tra Dar es Salaam e l’arcipelago semiautonomo di Zanzibar, che blocca l’attività del colosso anglo-olandese.
 Le principali scoperte di gas realizzate in Tanzania e Mozambico

Fonte: nostre rielaborazioni su dati Financial Times


Dopo i recenti ritrovamenti, le riserve di gas naturale della Tanzania hanno raggiunto i 33 tcf,  secondo il dato riferito nell’ottobre 2012 dal ministero dell’energia e dei minerali del paese africano2 . Si tratta di una abbondanza di risorse i cui futuri profitti sono in grado di sostenere a rialzo gli alti tassi di crescita economica registrati negli ultimi anni (Ernst & Young ha di recente collocato la Tanzania al quinto posto tra le economie che cresceranno più velocemente da qui al 2015, con un incremento medio annuo del 7.2%3 ).
I nuovi giacimenti sono situati in acque non molto profonde, a poca distanza dalla costa e presentano rocce di copertura dall’elevata porosità e permeabilità. Si tratta di caratteristiche che riducono i costi di estrazione e trasporto e che assicurano ampie possibilità di stoccaggio. La posizione geografica, rende inoltre le risorse della regione particolarmente appetibili per i mercati asiatici, la cui domanda di gas naturale liquefatto è in forte crescita. 
Questo scenario, a cui si deve aggiungere il buon livello di stabilità politica del paese, attrae capitali dall’estero: secondo la banca africana Ecobank, nei prossimi 12 mesi in Africa Orientale affluiranno investimenti per 994 milioni di dollari. In Tanzania, le multinazionali puntano soprattutto a realizzare impianti per la liquefazione del gas, con l’obiettivo di avviare l’esportazione di Gnl:  il 2 ottobre 2012, la società americana Kbr ha comunicato di essere stata scelta dalla Statoil per effettuare uno studio di fattibilità; la Bg Group è invece già certa della viabilità commerciale dell’operazione, ipotizzando la costruzione di uno stabilimento con una capacità produttiva di 6,6 tonnellate all’anno (Mt/yr). Secondo i media locali, le due società potrebbero unire gli sforzi nella realizzazione di un unico progetto.

Sono poi molte le compagnie internazionali non ancora presenti nel ricco offshore tanzaniano, ma desiderose di  entrarvi nel breve periodo. I soggetti interessati ad acquisire diritti di esplorazione, dovranno tuttavia attendere l’approvazione della  nuova legge con la quale il parlamento si propone di regolamentare il settore. Il tema è attualmente al centro di un acceso dibattito interno, che ha già provocato il rinvio del round per l’assegnazione di nuove licenze, in programma lo scorso settembre. Il prossimo quadro normativo dovrà stabilire le modalità di assegnazione dei futuri contratti e i meccanismi attraverso cui il governo raccoglierà tasse e royalties. Le attuali norme risalgono al 1980 e sono giudicate penalizzanti nei confronti dello Stato, soprattutto dopo le recenti scoperte. 
Oltre alla ristrutturazione della compagnia nazionale (la Tanzania Petroleum Development Corporation - TPDC), è in fase di studio la costituzione di un fondo sovrano in grado di assicurare maggiore trasparenza nella gestione dei profitti derivanti dalle attività di estrazione. L’obiettivo è di evitare che l’improvvisa ricchezza di risorse produca un peggioramento della governance senza portare alcun beneficio alla maggioranza della popolazione, come già è accaduto in molti paesi africani.

La questione suscita però la preoccupazione degli operatori del settore, timorosi che la nuova legge colpisca i loro interessi, rallentando gli investimenti. Il governo ha peraltro comunicato che anche i  contratti attualmente in essere saranno sottoposti a revisione, lasciando presagire la nascita di contenziosi con le multinazionali, come quelli in corso in Uganda e in Kenya. I tempi necessari affinché i nuovi depositi entrino in produzione, risentiranno anche delle gravi carenze infrastrutturali che affliggono il paese e della pressoché totale assenza di manodopera specializzata: le stime più ottimistiche non prevedono l’avvio delle esportazioni prima del 2018.

In questo quadro, è significativa l’intenzione del governo di destinare una parte consistente delle risorse al mercato interno. La costruzione di un gasdotto che collegherà i campi onshore di Mnazi Bay (situati nella regione meridionale di Mtwara) alla capitale Dar es Salaam, lungo un percorso di 532 km, segue questa direttiva. Il gas sarà infatti utilizzato per produrre elettricità in quantità sufficiente ad alleviare la cronica mancanza di energia che impedisce lo sviluppo del paese. Questo progetto, i cui lavori sono partiti lo scorso 8 novembre,  è in larga parte finanziato dai cinesi della Exim Bank.


* Analista di questioni africane, collabora con Osservatorio Analitico



1 Us Geological Survey, Assessment of Undiscovered Oil and Gas Resources of Four East Africa Geologic Provinces, http://pubs.usgs.gov/fs/2012/3039/contents/FS12-3039.pdf , aprile 2012.
2Ministry of Energy and Minerals of Tanzania, The Natural Gas Policy of Tanzania, http://www.mem.go.tz/wp-content/uploads/2012/11/Natural-Gas-Policy-Draft-Management-MEM-29-October-2012.pdf , ottobre 2012.

3Ernst & Young, Building bridges Ernst & Young's 2012 attractiveness survey, http://emergingmarkets.ey.com/wp-content/uploads/downloads/2012/05/attractiveness_2012_africa_v16.pdf , febbraio 2012

giovedì 22 novembre 2012

Il viaggio è solo all'inizio


di Maurizio Gino Morandini

Due mesi. Un lasso di tempo relativamente breve per poter azzardare anche solo qualche parziale giudizio su un Paese diverso dal proprio, però forse sufficiente per iniziare ad annusarne l’aria, a tastarne gli umori, a gustarne i primi titubanti bocconi. Non è sufficiente viaggiare per conoscere il mondo; se non si ha il coraggio di spogliarsi dei propri schemi mentali, delle incrostazioni culturali che rendono miopi, si potranno al più collezionare immagini esotiche e strambi ricordi da raccontare ad amici e parenti una volta tornati tra i rassicuranti confini natii. Porsi in silenzioso ascolto, mettersi in disparte e osservare discreti, senza lasciarsi abbindolare dalle abitudini note, che prepotenti premono per riemergere dall’angolo in cui son state relegate; cercare di entrare in relazione paritaria con chi si ha di fronte, provare a comprenderne gli usi, i costumi, i modi di dire e di agire, cominciare a sondarne mentalità e cultura, stupito ma non ingenuo esploratore: è forse questa la strada migliore per far fruttare la possibilità di viaggiare, di spostarsi, di migrare. Questa, almeno, è la via che ho intrapreso giungendo a Ilembula, Tanzania, il 20 settembre scorso; potrebbe essere errata, non credendo esista il valore assoluto di ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, ma ho deciso di percorrerla speranzoso, convinto di ricavare soddisfazione e insegnamenti preziosi lungo il cammino. Fino ad ora sono due le cose che mi hanno colpito maggiormente, e portano nomi irresistibili: allegria e serenità. L’allegria è contagiosa: le persone, pur con il carico di fatica che l’esistenza ha dato loro, sembrano sempre contente, lavorano con leggerezza, salutano con il sorriso sulle labbra; non è per nulla complicato lasciarsi trascinare, coinvolgere da questa gaiezza che risveglia la voce dell’infanzia, spesso oscurata dalle esigenze del diventare grandi. Mi piace sostare e ammirare il riso spontaneo che nasce nell’incontro con l’altro, amico od estraneo che sia, mentre in altri luoghi l’altro spaventa, fa paura perché costringe a confrontarsi con se stessi, a riconoscere il proprio volto nel volto di chi si ha di fronte. Non si tratta di semplice accoglienza o di disponibilità, è mancanza di barriere, di steccati che dividono, che proteggono l’io dagli altri. In me rimane la consapevolezza di essere un mzungu, uno straniero dalla pelle bianca, e ciò è una costante che non potrà mai scomparire. Tuttavia, questo essere straniero non comporta un’alterità spiccatamente marcata come accade invece spesso in situazioni capovolte; qui è possibile sentire a fondo l’appartenenza all’unica grande famiglia che ci rende tutti fratelli. La serenità, poi, è forse la caratteristica che più ho apprezzato, ritrovandola in dosi talmente massicce da non credere potesse esistere una tranquillità siffatta. I ritmi a cui ci costringe, e ci abitua, la nostra società sono talmente rapidi e frenetici che risulta quasi impossibile ritagliarsi gli spazi necessari per potersi distendere e rilassare; le attività che si affrontano quotidianamente sono foriere di un’alta quantità di stress, perché intrise di imperativi contrari al benessere psicofisico dell’essere umano: efficienza, efficacia, velocità, competitività, accanita difesa dello status acquisito, volontà di rapida risalita della scala sociale. In Tanzania, osservando la gente mentre compie i propri riti quotidiani, mentre lavora, cucina, chiacchiera o commercia, ci si accorge che nulla si trova sotto la mannaia della fretta; si adempie alle proprie faccende con calma e distensione, senza frenesia. Non pare esserci quella spasmodica attesa di qualcosa di là da venire, che nell’opulento Occidente lascia un pertugio di insoddisfazione nelle nostre menti, sempre tese verso nuovi obiettivi, verso scopi futuri, suggerendo che, forse, si ama più il desiderio in sé che la cosa desiderata: insoddisfatti, mai appagati, cerchiamo di colmare il vuoto dei sentimenti riempiendoci di oggetti da possedere, mete da raggiungere, posizioni da conquistare. Nei tanzaniani colgo invece una profonda serenità nei confronti della propria esistenza, una serenità che permette di gustare ogni giorno, ogni ora, ogni attimo vissuto, sorta di carpe diem africano, che aiuta ad affrontare con animo lieto e fortificato gli accidenti, le perdite, gli imprevisti, anche i più dolorosi. Può benissimo darsi che questa linea di lettura sia dettata più dai miei stereotipi e dai miei bisogni nascosti; può essere che la chiave di interpretazione utilizzata in questa breve analisi sia completamente fallace, e non condivisibile da chi conosce maggiormente questa realtà. Nonostante questo, sono felice di trovarmi a Ilembula e di respirare quest’aria, riempiendomi i polmoni di allegria e serenità come da tempo non accadeva. Se poi mi sarò soltanto illuso, sarà comunque un’illusione da cui sarà dolce lasciarsi cullare, almeno fino al momento in cui il velo verrà squarciato e la realtà mi apparirà nelle sue tristi vesti. Il viaggio è solo all’inizio, le acque sono ancora immote e il vento soffia fresco e leggero, mentre in lontananza mi attrae l’ipnotica nenia di affascinanti sirene

mercoledì 7 novembre 2012

Trent’anni per una storia di pace

Nel 2013 saranno Trenta gli anni di fondazione del CO.P.E.-Cooperazione Paesi Emergenti, ONG catanese che opera in Africa e America Latina: trent’anni viaggiando in Tanzania, Guinea Equatoriale, Guinea Bissau, Angola, Tunisia, Madagascar e Perù; trent’anni trascorsi insieme alle popolazioni di questi paesi che vivono da sempre in povertà, senza la sicurezza di uno stato sociale che permetta loro di vivere in condizioni dignitose, senza opportunità di lavoro e di riscatto.
La nostra ONG intende avviare un percorso che ci porterà a riflettere sui progetti realizzati ma anche su tutto ciò che ancora c’è da fare: Trent’anni per una storia di pace, un incontro pubblico aperto a tutti sarà il primo passo di questo percorso!!!

Sabato 10 Novembre, dalle 10 alle 18, presso Palazzo della Cultura a Catania, racconteremo e ripercorreremo insieme a volontari e amici il nostro percorso tra estero e Italia, il nostro impegno nei paesi in cui siamo presenti ma anche la nostra presenza nelle scuole regionali, le collaborazioni con enti locali e associazioni del territorio attraverso foto e video. Inoltre, presenteremo l’anteprima del calendario CO.P.E. 2013 dedicato alla Guinea Bissau e al trentesimo!

La giornata del 10 novembre si inserisce nella cornice di “Sicilia Musica Estate – MED in FEST”, in programma dall’8 all’11 Novembre, a Catania, tra Piazza Bellini, Via Teatro Massimo e il Palazzo Platamone con un programma culturale e musicale ricco di appuntamenti importanti e durante il quale avremo uno stand in via Teatro Massimo per tutta la durata del festival! La manifestazione è dedicata al Mediterraneo ed alle sue peculiarità culturali, siano esse legate all’arte, alla musica ed ai sapori, alle produzioni artigianali ed è organizzata dall’Associazione Culturale Quetic.

Inoltre, DOMENICA 11 NOVEMBRE, dalle 9 alle 14, saremo al Monastero dei Benedettini per la FeraBio di Novembre e presenteremo anche lì il nostro nuovo calendario!
Vi aspettiamo!

Il CO.P.E. inoltre, ha in programma altri appuntamenti per far conoscere le proprie attività e coinvolgere la cittadinanza in tematiche riguardanti lo sviluppo sostenibile, l’integrazione fra culture diverse e il sostegno ai progetti.
 
Per info e contatti: CO.P.E., via Crociferi n. 38, Catania, tel:095-317390;
sito: www.cope.it