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giovedì 4 ottobre 2012

Mal d'Italia

di Matilde Ner
Qui non piove da mesi. All’oro delle colline bruciate dal sole si contrappone il verde smeraldo dei campi di tè e il mio obiettivo dell’anno è chiarissimo. Voglio trovare un tanzaniano a cui non piaccia l’attore StevenKanumba, la cui tragica prematura comparsa ha completato la divinizzazione in corso. Steven Kanumba recita male ma gli attori accanto a lui peggio. Rappresenta il sogno, l’arrivare e l’avere, la meta e una brutta copia dell’Occidente. Soldi, successo, donne e macchine insomma, la felicità. E piace a tutti, donne e bambini, vecchi e giovani, a prescindere dall’educazione e dal ceto. Nell’attesa di raggiungere la mia ambiziosa meta scopro piccoli segreti africani. Tutte le vacche del mondo sono dei Masai, questo loro pensano. Lengai, il loro Dio, disse così e ogni mucca altrui è furto. Ho scoperto poi che qualsiasi foglia verde se non velenosa può essere soffritta con cipolle e pomodori e diventare un contorno, che in tutta la Tanzania, quando un uomo sposa una donna deve pagare alla famigliala sposa (a Nyololo ora i prezzi si aggirano sui 300 euro per moglie), che un‘importante multinazionale svizzera possiede il monopolio del costoso latte in polvere in tutta Africa e che infine qui il seno è solo organo di nutrimento non ha il significato erotico che ha in Occidente. Si allatta sempre e ovunque. I contadini qui, come forse tutti i contadini del mondo, sanno tutto e niente. Molte nozioni per la metà scientifiche per la metà contadine, quel misto di pregiudizi gretti e antica saggezza. Ho visto una donna portare in testa in un secchio 4 zampe di mucca davendere (2 euro a zampa!). Un altro segreto: la luce della luna piena, sovrana indiscussa delcielo, ci regala la nostra ombra anche se notte se le nuvole sono scappate. Fuori dalle banche di Tanzania ci sono le guardie giurate e hanno fucili talmente vecchi che sembrano baionette della rivoluzione francese. Un altro: il fatto che le bottiglie di Coca-Cola, le ricariche del telefono, le bandiere verdi del partito arrivano ovunque anche nei villaggi remoti senza elettricità né acqua è la prova che tutto in questo mondo può arrivare ovunque. Quindi anche farmaci, libri, pensieri.Ogni 20 del mese c’è un mercato in villaggio e si vendono oggetti di seconda mano, cibarie, scarpe e scarpette, stoffe, uniformi scolastiche, pentolame, quaderni, penne. E così arrivarono i colbacchi a Nyololo. Vita in swahili vuol dire guerra. E ci sono parole uniche in questa lingua che in italiano possono essere solo tradotte con frasi. Per esempio intrecciare il tetto di una capanna, strappare la carne dall’osso, il buco lasciato da un dente mancante. Un altro segreto irrisolto. Non capisco come le persone non abbiano schifo a stare così vicine da toccarsi in dala dala, tutti accettano l’altro e i suoi odori. Nei dala dala, dopo numerosi studi svolti, non c’è alcuna strategia per un viaggio decente. Troppi parametri imprevedibili in gioco. Tra cui: casse della musica, sedile extra del corridoio in cui devono stare 2 o 3 persone e mai 1, posizione ruota di scorta, presenza non uniforme dei sacchi di patate sul fondo, destinazione di quelli accanto a te, bambini nelle vicinanze, contadino con gallo, uomo che sa di carbone, donna robusta o meglio matrona con acquisti voluminosi, finestrino rotto per cui ci sarà troppa polvere o farà troppo caldo. Forse conviene affidarsi al caso che sceglierà per te. In dala dala ho conosciuto un’attivista contro la corruzione, un altro contadino arrabbiato e una commerciante di biancheria intima che dopo avermi rivelato la sua sieropositività mi ha regalato una shanga. Una shanga è un filo di perline colorate da mettere alla vita, la parte più preziosa e proibita del corpo di donna. E’ una confidenza, un’intimità, un segreto tra donne, e solo una donna può regalarla ad un’altra come augurio di una buona sessualità. Nessuno uomo se non il proprio amante può vedere la shanga di una donna. E così lei con fare malizioso e complice me la mise in borsa attenta che nessun uomo ci stesse vedendo. Se mi esce dalla gonna e cammino in strada, perfino un estraneo mi invita a nasconderla dove è giusto stia. E’ pudore. E infine capita che prima dei tre anni di vita i bambini non ricevano un nome: è così precaria la vita che non conviene crederci. Il mio collega Jacob si sposa il 2 gennaio, vuole essere il primo uomo non poligamo della sua famiglia. Sarà un marito premuroso, forse il primo della sua stirpe. Si soffre con grande dignità quasi in silenzio che tu sia un bambino da circoncidere a cui l’anestesia non ha fatto effetto o una donna incinta con un travaglio che è un’agonia. I bimbi sono le creature di tutti, chiunque in dala dala prenderà in braccio per tutta la durata del viaggio il bambino di chissà chi. A volte sono stordita nel vedere come pura bellezza e mostruosità possano convivere senza calpestarsi ma forse è anche questo lo stupore del mondo. Un ultimo segreto, veramente. Non esiste solo il mal d’Africa ma anche il mal d’Italia così imperfetta nella sua meraviglia. Tutto ciò che mi manca della mia terra però è gratis. E così a volte, la sera, annuso l’origano e la sua struggente fragranza mediterranea.

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