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mercoledì 25 luglio 2012

Barua pepe .... lettera del vento!

di Matilde Ner

Sono a Nyololo nella regione di Iringa! Ho trascorso le prime tre settimane a Dar Es Salaam per il corso di Swahili che svelò già qualcosa della cultura locale. Per esempio, non esiste il verso “avere” quindi tradotto da “essere con”; l’uomo si sposa, la donna è sposata; data in passato la mancanza di orologi la prima ora corrispondeva alle sette del mattino, le cinque tanzaniane erano le 11 italiane,  e tutt’ora vige questa specie di fuso orario (di sei ore) rispetto all’orario interpretato in Occidente!  La mail è barua pepe, lettera del vento, il peperoncino pilipili e il peperone pilipilihoho. Le importazioni dall’inglese creano ortografie bizzarre come: machi (March), baisikeli (bicycle), elektrisiti, Februari, redio e così via.. 
I tuoi coetanei li chiami dada o kaka, sorelle o fratelli e i più anziani mama o baba o addirittura bibi o babu.
Dar si mostrò una città meno affollata e caotica di quanto pensassi e poi c’è il mare. Le prime tre settimane furono una macedonia di caldo afoso e a volte insopportabile, i primi mercati, black out continui, spesso poca acqua fangosa con cui lavarsi, pesce alla griglia in spiaggia, spiedini di carne, tanti manghi e un sacco di blatte in camera, da cui il soprannome di Blatteville. Mi accorsi subito che qui ogni bene qui è precario: non potevo programmare una conversazione in skype, una doccia e perfino di ricaricare un cellulare. Mi colpirono anche i Masai, con le loro stoffe e pettinature solenni, a volte nei centri commerciali con rayban, cellulari e una Coca Cola in mano. Modernità e tradizione fuse insieme.
Poi una domenica abbiamo lasciato la metropoli, visto la terra diventare rossa e colline verdi coprirsi di sassi giganti, attraversato la Valle dei Baobab e parchi da cui spuntavano giraffe, elefanti e zebre e diretti verso il centro della Tanzania siamo arrivati a Nyololo. Nyololo ha in realtà due anime.
Nyololo Njiapanda sono le baracche su una delle autostrade principali di Africa dove prostitute e camionisti si scambiano l’HIV, spesso ubriachi. E’ un posto di transito per molte merci, anche armi dicunt. Sembra un territorio di nessuno, l’abbruttimento si respira nell’aria.
Nyololo Shuleni sono invece le capanne di fango (e a volte mattoni) tra il verde esotico e non. Pini e acacie, baobab e girasoli.
Iniziarono poi le storie, le fiabe e i disastri di questa terra, angolo però felice di un Africa senza guerra né carestia grazie anche e ancora all’eco delle politiche di Julius Nyerere. Quindi ci raccontarono che il boss locale, che ho conosciuto proprio stamani in ospedale e riconosciuto grazie al suo gessato improbabile, bruciò un uomo dopo averlo avvolto nei copertoni per un regolamento di conti, che una bambina disabile venne abbandonata anzi fatta crescere in un pollaio e ora si comporta come un pollo, che la giustizia del villaggio è tanto frequente quanto assente quella dello Stato (trattamenti speciali li hanno soprattutto i ladri), che picchiare la moglie è normale, ubriacarsi pure e avere l’HIV anche. Sembra che non solo il tempo, la ricchezza, la felicità, il sesso, il lavoro abbiano un altro significato ma anche la vita stessa. A volte i pazienti non hanno cura di sé e si muore per cazzate trascurate dandoci un senso di impotenza enorme e facendoci riempire di domande sul senso di essere qui. Al Centro di Cura e Trattamento per i pazienti con l’HIV mi occupo sia del coordinamento che di alcune scelte sanitarie da fare sempre rispettando i protocolli e le linee guida governative.
I farmaci sono gratis, il dottore che visita anche, i test e la conta dei linfociti idem, la sensibilizzazione e il counseling pure. E’un centro da migliorare ma che funziona però quando ci sono i bambini, a volte, è troppo. La percezione di fare un buon lavoro quasi si vanifica. Infatti dopo pochi giorni dal mio arrivo ebbi il mio “battesimo di dolore”. Un bambino, purtroppo come molti, mezzo cieco venne da solo a prendersi la terapia facendosi a piedi un sacco di strada con la sua camminata zoppa e la sua mezza paralisi. Non è accettabile conoscere già il destino di un bambino del genere che invece dovrebbe essere pura potenzialità. Mi fece male la carne del cuore. L’HIV dopo anni di meditato silenzio si presenta arrogante e desiderosa di umiliare il corpo. Molti pazienti che seguono la terapia però stanno proprio bene, prove viventi che questa malattia non si cura ma si può trattare se uno si vuole bene. I farmaci qui a disposizione sono antichi ma allungano e migliorano incredibilmente la qualità di vita, oltre ad abbassare il rischio di nuove infezioni.
Ci sono persone in gamba che danno senso al nostro lavoro. C’è Fidelis che come tutti i wahehe ha ai lati degli occhi il segno dei semi incandescenti che gli posero quando era bambino per renderlo un uomo coraggioso. Anni fa ammise pubblicamente di essere sieropositivo andando contro lo stigma, l’ignoranza e i pregiudizi e faceva ogni mese 40 km a piedi per andare a prendere i farmaci in un’altra città. Insomma un rivoluzionario. Sono orgogliosa di lavorare con lui. Poi in dala dala , autobus locale sovraffollato il cui fondo di solito è coperto da uno strato di patate, conobbi un agricoltore che definì l’HIV come “la malattia dell’ignoranza” e mi chiese la ricetta di un piatto italiano da fare con la moglie e gli scrissi sul biglietto del viaggio la ricetta per la pasta alla norma. Sempre su un dala dala mi misero in uno spazio inesistente tra due sedili e un bambino prese sulle ginocchia istintivamente tutti i miei sacchetti per farmi spazio e poi ascoltammo per tutta la durata del viaggio le canzoni dal mio ascoltamusica con la sua curiosa timidezza. Durante un passaggio in piki piki il conducente mi chiese che lavoro poteva fare una volta in Italia. Dopo alcune mie spiegazioni mi chiese perché la realtà dell’Europa è così diversa dall’immagine che appare non essendo noi tutti, ricchi, belli e perfettamente felici. Kenneth, artista sieropositivo, ha fondato una compagnia teatrale, costruisce limousine fondendo due macchine e ha costruito una macchina di legno che funziona. Non so come. Le donne hanno acconciature stranissime (treccine, extension, parrucche) e vestiti coloratissimi in cui nascondono tra i colori i loro pargoli bragati al dorso. Alcune perfino allattano camminando. Molte sorridono spesso. Ma soprattutto anche di fronte al dolore non si lamentano mai. Davanti a questa jungla di umanità, per conciliare tutta questa molteplicità di emozioni non voglio vedere né eroi né criminali ma le persone. L’uomo.
Oltre alla sua presenza, qui è invadente e ammaliante quella della natura.
Non conosco terre in cui pezzi di cielo si tingono di viola, di strisce colorate perfettamente parallele e terre sulle quali si può camminare a mezzanotte al chiaro di luna quasi come fosse giorno. Ci sono baobab antichi, aloe alte come me, radici di alberi che spuntano dopo metri dal tronco e camaleonti per le strade. Ho visto dall’interno di una casa il vetro esterno di una finestra totalmente ricoperto da un alveare. Non si vedeva il giorno o la notte da quanto il labirinto di esagoni perfetti e corpicini brulicanti era fitto. A volte verso l’imbrunire cammino in villaggio ed è un presepe. Bambini con in braccio bambini ancora più piccoli, donne con lunghi rami sulla testa, ragazzine con bacinelle di alluminio piene di acqua, uomini nei campi coi macheti, scolaretti in uniforme, piccoli pastori e grandi mandrie.
Poi arriva il buio, gli altri sensi si acuizzano, si accendono lampade a petrolio dalla luce arancione tra il cielo blu, gli alberi neri, la via Lattea e il fruscio del vento sulle foglie delle pannocchie che sembra la musica di un fiume.
Sono piena di domande. Una mi perseguita. I diritti civili, la cosa più preziosa che mi porto della mia cultura, potrebbero essere un prodotto squisitamente europeo e applicabile solo in Europa frutto di polis greca, umanesimo, illuminismo, ect. Insomma cose nostre.
Perché pensare che tutte le società debbano averli per forza se non appartengono ad un loro percorso?
Alcune società potrebbero basarsi su sistemi differenti tra cui la prepotenza del più forte, le disuguaglianze di genere, l’assenza di uno Stato e violazioni dei diritti umani, magari perfettamente accettabili. A ognuno la sua storia.
Ma tutti i sistemi, tanto i gas quanto i popoli, tendono all’entropia e a mescolarsi, quindi è inevitabile essere qui ora e contaminare e essere contaminati. Ed è anche inevitabile farsi queste domande.
Da questo continente disgraziato ma magico stringo tutti.

lunedì 23 luglio 2012

Chicco di caffè in acqua bollente

di Francesco Cosentini

Dalla fuga alle luci del palcoscenico
La storia di Pascal Junior Mtombo sfuggito all'eruzione del vulcano Nyiragongo (Goma , Rep. Democratica del Congo) nel 2002 ed approdato a Dar es salaam, in Tanzania, diventando leader di una band di successo. Il sogno della famiglia era farlo lavorare in ufficio, il suo quello di cantare: fin dall'età di 12 anni.


E' una calda e tranquilla mattina quando giunge la notizia della terribile eruzione vulcanica, c'è appena il tempo per fare un fagotto con l'essenziale ed organizzare la fuga.
Scappano tutti: è il caos. Non importa se sei ricco o sei povero, la lava non risparmia nessuno, le automobili sono inutilizzabili poiché l'unica strada è stata distrutta. Tutti scappano con l’obiettivo comune di salvarsi. Junior è soltanto un ragazzo, orfano di madre, come tanti dalle sue parti. L'incoscienza dell'età lo spinge a sfidare la lava, attende il suo arrivo con alcuni amici e gioca a lanciarvi dentro i sassi per osservare cosa  succede. Non immagina, mentre prosegue il suo cammino, che quella stessa lava dopo averlo allontanato dalla sua casa e dal suo villaggio, sarà il primo passo del cammino che lo condurrà alla realizzazione del suo sogno: diventare un cantante professionista!  Quando oggi gli domando se abbia mai pensato alla questione in questi termini, sorride dicendo di non credere che sia cosi. Mi spiega: "E’ stato determinante soprattutto il periodo della guerra: la quotidianità era dura".
E sottolinea: "La vita dopo l'eruzione è tornata alla normalità in pochi mesi, mentre i problemi erano appunto la situazione instabile e disordinata a causa del conflitto."


L’esodo
Nel corso della nostra conoscenza scoprirò le sue armi vincenti: impegno, passione e determinazione.
Oggi Junior ha 26 anni, presentato da un amico comune mi ha gentilmente offerto ospitalità nella sua casetta di Dar es salaam. Ha aperto le porte del suo mondo, ci siamo fatti lunghe chiacchierate e risate, discorso a 360°: dalla politica alle ragazze, dalla musica all'esperienze di vita vissuta. E' nata da subito un'intesa, una condivisione del presente e del reciproco passato, di sogni, ambizioni e speranze per il futuro.
Junior, rievoca, apparentemente senza eccessiva tristezza, il dramma dell'eruzione e mi racconta alcune vicende come quella di molti anziani che, ritenendo di essere al sicuro dopo l'eruzione, non hanno abbandonato le proprie case. Mi piace pensare che in cuor loro conoscessero il destino che li attendeva e abbiano preferito morire nella loro terra. 
Dopo alcune ore di viaggio –continua Junior- arriva al confine con il Rwanda insieme a migliaia di altri profughi, dei bus li scortano fino ad un campo allestito per l'occasione nella cittadina di Mudende. Il campo è organizzato nella sede dell'università in disuso, distrutta durante il genocidio del 1994. Viene accolto con cortesia e gentilezza dai fratelli ruandesi, continua a sorridere ricordando di aver ricevuto biscotti dagli addetti del campo profughi. L'area è molto grande, i tetti dell'università sono distrutti, non ci sono materassi né porte e finestre, i servizi igienici inesistenti, l'atmosfera comprensibilmente tesa e triste, Junior non si perde d'animo e trova perfino la forza di cantare. Trascorre lì tre mesi, la più grande risorsa sono i profughi stessi: si crea una grande famiglia, ci si aiuta a vicenda e si stringono amicizie.


Finita l'emergenza torna al villaggio e decide quasi immediatamente di raggiungere il Burundi, vuole concentrare le energie per focalizzare il suo obiettivo. Non può contare sull'aiuto del padre con il quale non ha rapporti da tempo, la famiglia è troppo povera per poter pensare a lui. Racimola a fatica l'indispensabile per affrontare il viaggio. 
Parte per Bujumbura dove conta sull'aiuto di un amico che gli aveva promesso vitto e alloggio, ma al suo arrivo alla stazione non c'è nessuno ad attenderlo. Non ha soldi, non conosce la città, si aggrappa a Didier, un ragazzo burundese conosciuto lo stesso giorno sul bus. Didier capisce la situazione, non rimane indifferente e lo invita a casa sua. Un giorno camminano per strada si sente chiamare, ritrova un amico che aveva completamente perso di vista da anni, in quel momento ha pensato: "E’ un angelo" . Richard, il suo amico d’infanzia si trova lì in vacanza per la chiusura estiva della scuola ed è venuto a trovare la famiglia. Presenta Junior ad altri amici presso i quali soggiorna e questi lo accolgono nella loro casa.
Il commento di Junior: "Sono un ragazzo molto fortunato, la mia vita è stata avventurosa, tante cose sono state dure ma poi si sono risolte"!




La via della musica
All'Alliance Française di Bujumbura incontra la cantante burundese Daiana Kanyamozi. La conoscenza dà buoni frutti e inizia a cantare con lei nel ruolo di back up, ovvero accompagnatore musicale. Non c'è alcuno stipendio ma almeno i pasti sono garantiti.
Diana gli concede anche la possibilità di cantare una canzone durante uno spettacolo, una buona opportunità di affacciarsi al palcoscenico. In una città dove il panorama musicale non lascia intravedere grandi opportunità, arriva inaspettatamente il famoso cantante franco-congolese Lokua Kanza, neanche a farlo a posta il cantante preferito di Junior. Motivo della visita? Ascoltare artisti locali per scoprire qualche nuovo talento: un'occasione semplicemente da non perdere!
Junior Gringo -chiamato così fin da bambino dagli amici dopo la proiezione di un film western -  è solo un ragazzino, non ha invito né credenziali per poter avvicinare un personaggio così importante. Prova a chiedere il permesso agli organizzatori dell'evento ma la risposta è un sorriso ironico: tutto è già stabilito, nomi dei cantanti e degli strumentisti che faranno l'audizione. E’ troppo triste vedersi chiuso questo spiraglio.
Non si dà per vinto, il giorno dell'evento aspetta la star davanti l’ingresso dell'Alliance Francaise, e quando questi arriva gli si fionda incontro per salutarlo. Intraprende con coraggio l'unica via possibile e viene ripagato, a sorpresa da Lokua che felice ricambia il suo abbraccio. A quel punto Junior gli spiega di voler cantare ma di non essere nell'elenco e così è invitato dall'esaminatore in persona alle audizioni. Quando Lokua chiede di ascoltare i candidati separatamente tutti rimangono interdetti. Pensavano di dover cantare e suonare in gruppo, la novità li intimidisce. Alla richiesta di chi voglia rompere il ghiaccio nessuno alza la mano... nessuno tranne Junior: ora o mai più!  Sono presenti giornalisti, fotografi e tanti ospiti, lui è timidissimo, esordisce contratto con le mani in tasca. Conosce bene le canzoni di Lokua e ne canta una, questi si compiace e sorride. Alla fine riceve l'applauso e un pollice in alto: canta bene, ha una bella voce ma ancora non ha il portamento di un cantante professionista. La sera stessa Lokua lo invita a cena, Junior ricorda ancora queste parole: "Mi raccomando non lasciare la musica, sei giovane e bravo, ancora qualche anno e sarai pronto!"
Quel giorno Junior riceve un'ulteriore conferma circa la sua strada, essere stato apprezzato da un artista del calibro di Lokua Kanza vuol dire che ha davvero il potenziale per diventare professionista e raggiungere il successo.


L’approdo in Tanzania …via Uganda
L’incoraggiamento ricevuto lo spinge a cercare fortuna altrove, dal Rwanda all'Uganda il passo è breve, stavolta non guarda indietro e prosegue il suo viaggio.
Approda a Kampala, una città grande e animata dove spera in nuove opportunità. Il primo periodo si sistema da alcuni parenti della mamma, dopo solo due settimane viene ingaggiato da una jazz band.
Mi confessa: "Durante il provino erano molto scettici perché non sapevo l'Inglese, mi hanno accettato per la bellezza della voce."
Durante il periodo ugandese colma la lacuna linguistica arricchendo il suo bagaglio culturale. Oggi ricorda orgoglioso di essere riuscito a pagarsi una stanzetta per la prima volta in vita sua. Soggiorna circa tre anni a Kampala poi decide che è il momento di cambiare, desidera nuove esperienze.
Tuttavia le cose non vanno come aveva pianificato, voleva raggiungere Dar es salaam ma il denaro è finito per le spese di vitto e alloggio a Bukoba nell'attesa della nave per attraversare il lago Vittoria, il permesso per l'ingresso in Tanzania e il trasporto. Il suo peregrinare lo conduce nel nord della Tanzania, nella città di Mwanza, ma è un disastro:  rimane quasi due anni, durante i quali soffre la fame e dorme sulle sedie di plastica dello stesso locale nel quale canta, un postaccio dove la retribuzione è a stento sufficiente per i pasti. E’ il periodo più brutto della sua carriera e forse della sua vita. Un boss locale, pessimo elemento, conosciuto in città con il nome di Matata, lo ingaggia per il suo hotel promettendogli un futuro migliore ma di fatto continuandolo a sfruttare. Durante un concerto stringe amicizia con Samuel, un ragazzo israeliano. Indirettamente, è la sua àncora di salvezza, tramite lui conosce Josephat, un pastore protestante della Glory of Christ tanzanian church, che lo invita a raggiungerlo nella sua abitazione di Mikocheni, un quartiere a nord di Dar es Salaam. Questi lo adotta come un figlio e lo introduce nella sua chiesa dove intraprende la carriera di cantante Gospel. La chiesa protestante di Mikocheni conta migliaia di fedeli che ogni domenica affollano il grande spazio dedicato alle funzioni. Nell’ambiente si fa subito notare e apprezzare da tutti. L'incontro con Deo Mwanambilimbi, fondatore e cantante dei Kalunde band e suo vicino di casa, gli apre la strada alla carriera da professionista. Un giorno l'ho invita a un concerto e gli fa cantare una canzone probabilmente solo per gioco. Sentendolo, rimane così colpito da scritturarlo. La band è conosciuta e apprezzata, vincitrice per due volte consecutive, 2007 e 2008, del Tanzania Music Awards. Nel Gennaio 2011 ho accompagnato Junior e Deo al Tanzania Music Awards 2011, l'evento nazionale più importante che premia le migliori band, canzoni e cantanti! Il solo fatto di partecipare è stato un bel successo per Junior.


Il cantante
Junior è un ragazzo semplice, onesto e affettuoso con ottime idee e fantasia. Non lesina energie e ci mette passione, si diverte, gli piace il suo lavoro, è sempre a caccia di nuove ispirazioni. Canta e scrive canzoni in Inglese, Francese, Swahili e Lingala (suo dialetto d’origine).
Il suo repertorio include musica moderna tradizionale tanzaniana, congolese e africana, pop e cover internazionali. Ha da poco fondato una sua band e coltiva il progetto di incidere un album da solista. Insieme abbiamo girato un video per la nuova canzone intitolata "Safari", tipica espressione Swahili che vuol dire "viaggio".  
E' l'anima del gruppo, il jolly della band, a volte fa il burlone e condisce tutto con ironia e allegria. È colui che può creare da un momento all'altro la variante vincente, il fuori programma. Grazie al suo carisma e alle sue potenzialità è diventato un punto di riferimento: non si diventa leader per caso. Non sono un intenditore di musica, apprezzo la sua voce e le sue doti artistiche, sono testimone delle sue qualità umane.
Dai suoi occhi traspare un'insolita dolcezza, la stessa percepita nella sua voce che sa essere anche grintosa ed energica, catturare l'interesse dell'ascoltatore e trasmettere emozioni. Nel suo quartiere tanti conoscono Junior Gringo, gli vogliono bene, non potrebbe essere altrimenti, mi spiego come mai in passato sia stato sempre aiutato ben volentieri da tutti, di certo non è stata solo questione di fortuna.
Junior mi ha raccontato una storia tramandatagli dalla madre quando era bambino. “Ci sono tre pentole, nella prima una carota, nell'altra un uovo e nell'ultima dei chicchi di caffè. Messe le pentole sul fuoco dopo una decina di minuti la carota si cuoce e diventa morbida, l'uovo diventa solido ed i chicchi di caffè rimangono invariati colorando l'acqua.” La metafora riconduce a tre tipologie di uomini: i primi come le carote sembrano duri e pronti a qualsiasi situazione ma alla prima difficoltà si "ammorbidiscono";  i secondi apparentemente fragilissimi come le uova crude, all'occorrenza possono rivelarsi capaci di reagire con maggiore solidità; i terzi come il caffè apparentemente non mutano ma riescono ad adattarsi a tutte le situazioni senza problemi.

Parlando di sacrifici, rischi, impegno e tenacia per realizzare i propri progetti Junior Gringo ha commentato: "È come entrare nel cerchio dei pericoli e delle sfide, c'è chi proprio non vuole saperne e rimane fuori. Chi entra ma rimane bloccato e impaurito non sapendo cosa fare. Chi entra lo attraversa e meravigliato esclama: ce l'ho fatta! "
Conclude: "Molti ragazzi pensano positivo, molti altri negativo. In Congo ci sono tantissimi cantanti più bravi di me solo che non hanno creduto di potercela fare o non hanno avuto possibilità. Sei cresciuto insieme agli amici e hai fatto con loro le scuole, poi ognuno ha preso la propria strada, probabilmente qualcuno ti avrà detto: "Sei pazzo ad andare in Africa!"
Un tuo amico leggendo il tuo articolo potrebbe pensare che non sia il migliore, o che non scrivi per la migliore rivista in circolazione, però tu sei partito per un paese lontano, non sei rimasto a casa scrivendo comodamente dalla tua stanza, sei venuto qui con impegno e volontà. Ho trascorso molto tempo chiedendomi se avrei mangiato, il giorno dopo: quando arriva un'opportunità bisogna impegnarsi al massimo e darsi da fare per realizzare i propri sogni. Bisogna combattere, lavorare sodo per vivere come un re.”




 JUNIOR PASCAL GRINGO

activist singer, Afro Pop Folk



mobile: +255-0718279507

fb: pascal junior

youtube: juniorgringo85

myspace: junior mtombo









Alcuni riferimenti per ascoltarlo su youtube:
http://www.youtube.com/watch?v=zvKQ5u_WPyg
http://www.youtube.com/watch?v=msCZmEkWhn8
http://www.youtube.com/watch?v=j6yhYpR4d-o

venerdì 20 luglio 2012

Pensieri su carta... ritrovati

di Carol Galbusera
 
Un cielo così blu non l’avevo mai visto. Le nuvole sono dei bellissimi ornamenti bianchi perfettamente integrati nel dipinto che riempie i miei occhi ora. Quel colore bianco, che piano piano diventa trasparente, fa sembrare ancora più verdi gli alberi che salgono fino a toccarlo quasi, il cielo. Terra arida e prati bruciati, il fieno incolto e calpestato. Il grano giallo. I fiori. Il colore dei fiori. Così vivo e forte da lasciarti incredulo. Quella terra arida nasconde una ricchezza tanto grande da poter regalare colori intensi e forme armoniche. Il vento fa da colonna sonora, una melodia interrotta soltanto da qualche bicicletta sgangherata che sfreccia sulla strada sterrata.
Se cammini un po’ ti ritrovi nel nulla. Nessun riferimento. Lì, con attorno chilometri di terra, campi e alberi ma con la sensazione di non vedere nulla. Non ne vedi i confini e, quindi, non sembri proprio capace di vedere. Di immaginare che in quell’infinità sta sicuramente succedendo qualcosa. E tu non lo sai. Ma accade. Adesso.
(Tanzania 2010)
 
 

giovedì 12 luglio 2012

In Tanzania a insegnare la matematica

di Gianvito Rutigliano
Due giovani laureati all'Università di Bari sono in partenza per il Paese africano per un progetto didattico-umanitario di due settimane.

dalla Puglia a Roma, poi ad Addis Abeba, in Etiopia, fino a Guandumehy, distretto di Mbulu, in Tanzania e il paesino di Daudi. Per insegnare quello che hanno studiato all'Università di Bari: la matematica. "Del resto, quello sappiamo fare", ci scherzano su. È l'avventura che aspetta Alessandro Spagnuolo e Antonio Russo, laureati baresi di 25 anni, impegnati da oggi in un progetto umanitario con l'associazione Karibuni assistenza alle popolazioni (Akap).
"Ho assistito a Ferrara dove ora studio - ci racconta Spagnuolo - ad un seminario Akap e ho visto che gli operatori erano giovani, miei coetanei. E allora ho pensato di provare a cimentarmi". Il loro appello alla solidarietà gira in rete da più di un mese: hanno raccolto tra i loro amici righelli, squadre, compassi e goniometri ormai in disuso per portarli ai nuovi studenti. I giovani neoprofessori saranno per due settimane il terminale di un progetto triennale di tipo educativo. "L’idea principe del progetto non è solo quella di fornire materiale scolastico - si legge sul sito ufficiale - divise obbligatorie spesso al di là delle possibilità familiari, e dare l’opportunità a studenti meritevoli di continuare l’istruzione scolastica, ma anche di essere membri attivi nel processo di educazione/istruzione degli studenti".
"Ci siamo confrontati con delle ragazze impegnate in un progetto in Etiopia nei reparti di maternità - dicono ancora i ragazzi - e ci hanno detto di aver imparato di più in quei giorni sul campo che in tutti gli anni di studio. In proporzione, vorremmo provarci anche noi".
La Tanzania è stata classificata dalla Banca Mondiale fra i dieci Paesi più poveri del mondo. Guandummehy è un villaggio immerso nella campagna, le capanne sono spesso costruite con materiali di fortuna (fango, terra), ed il principale mezzo di sostentamento della popolazione locale è l’agricoltura, che raccoglie in particolari periodi dell’anno tutta la forza manuale disponibile, dunque anche quella di bambini e ragazzi a cui è impedito il giusto proseguimento degli studi.

sabato 7 luglio 2012

Saba Saba

di Francesco Cosentini
Nel 1890, a seguito del trattato di Helgoland – Zanzibar, Germania e Inghilterra sanciscono il controllo sulle rispettive zone d’influenza coloniali. Zanzibar diviene protettorato britannico ed è riconosciuta la sovranità britannica in Sudan, Uganda e la costa del Kenya, mentre il territorio corrispondente all’odierna Tanzania, Ruanda e Burundi è sotto l’egemonia della Germania e viene denominato Africa Orientale Tedesca! La popolazione africana viene quasi del tutto esclusa dai benefici della crescente economia, i coloni tedeschi costruiscono ospedali, strade, ponti e l’efficiente ferrovia che agevola lo spostamento di merci e facilita il commercio.  Dilaga il malcontento generale tra gli africani, che devono sottostare ai soprusi e alla severità degli sgraditi ospiti, e addirittura obbligati a pagare la tassa sulle capanne. Sulla scia di questo risentimento si consolidano, sempre di più, i movimenti indipendentisti e nazionalisti con il dichiarato obiettivo di tutelare gli interessi degli autoctoni.  Un po’ ovunque in Africa si respira il profumo di opposizione ai governi coloniali, fedele a questi principi nel 1929 nasce a Dar es salaam l’Associazione Africana. Nel 1948 modifica il proprio nome in Tanganyka Africa Association (TAA) e si stringe da subito intorno all’emergente e carismatico leader Julius Nyerere. Il 7 – 7 -1954 il TAA assume ufficialmente i connotati di organizzazione politica cambiando nuovamente nome in Tanganyka African Nation Unit (TANU). Da allora questa data è celebrata ogni anno, in swahili sette si traduce saba, appunto il giorno e il mese dell’evento storico: festa del Saba Saba. Le energie del TANU vengono concentrate per il raggiungimento dell’indipendenza del paese, la più alta priorità. Gli anni 1958 e 1959 sono decisivi, vincendo le elezioni il TANU ottiene l’autogoverno interno da parte degli inglesi (nel frattempo subentrati ai tedeschi). Il 9 Dicembre 1961 il Tanganyka ottiene l’agognata indipendenza ed esattamente dopo un anno Julius Nyerere diventa presidente della neonata repubblica.