Parteciperanno gruppi folkloristici da Tanzania, Uganda, Kenya, Etiopia e Norvegia.
L'evento è GRATUITO!
Festival di Bagamoyo, 29 Settembre (foto Francesco Cosentini)
Come ci si prepara ad affrontare un viaggio nella terra considerata la culla della civiltà? Quante, delle proprie convinzioni, è bene lasciare a casa, e quanto di se stessi si è disposti a mettere in gioco nel corso di un’esperienza simile? Sulla scia di queste riflessioni, arriva l’annuncio dell’apertura del gate per l’imbarco. Destinazione Dar es Salaam, il cuore della “terra delle foreste e delle savane”, l’antica Tanganica.
Verso l’interno. Per raggiungere Nyololo, un piccolo villaggio del sud a un’ora di distanza dalla città di Iringa, sono necessarie nove ore di pullman da Dar. Durante il viaggio ci sono poche e brevissime soste, l’autista avverte sempre troppo presto con una sonora suonata di clacson che il mezzo sta per ripartire. La folle velocità in cui si viaggia diminuisce di poco solo nei punti più critici, dove le buche e la fanga della strada rischiano di bloccare le ruote. In compenso, lo scenario che si vede dal finestrino è un diversivo notevole. La bellezza dei paesaggi in Tanzania si nasconde anche nella loro diversità, il passaggio dai villaggi di costa a quelli sulle Urungu Mountains ha dell’incredibile. Si passa dalle distese di palme da cocco, dalle grandi spianate di terra verso il mare ai pericolosi tornanti di montagna e alle vallate dove si susseguono case di fango e paglia, chiuse tra le vette e le piantagioni di girasole.
The first venue of the festival was the shade of a mango tree. Today the festival is staged at the new TaSUBa Theatre, a 2000-seat amphitheatre with modern sound and lighting facilities - the largest venue for performing arts in all of East Africa. Cari amici, Da un momento all'altro un'importante multinazionale della caccia sportiva potrebbe siglare un accordo che porterebbe allo sgombero di fino a 48 mila membri della famosa tribù africana dei Masai dalla loro terra per fare posto a danarosi re e principi del Medio Oriente a caccia di leoni e leopardi. Gli esperti dicono che il via libera all'accordo da parte del Presidente della Tanzania potrebbe essere imminente, ma se agiamo ora possiamo fermare la svendita del Serengeti. L'ultima volta che la stessa multinazionale ha costretto i Masai a lasciare le loro terre per fare spazio a ricchi cacciatori, uomini e donne sono stati picchiati dalla polizia, le loro case sono state date alle fiamme e il loro bestiame è morto di fame. Ma non appena la stampa ha cominciato a parlarne in modo critico, il Presidente della Tanzania Kikwete ha cambiato posizione e ha fatto tornare i Masai nella loro terra. Questa volta non c'è stata ancora una grande copertura da parte della stampa, ma possiamo sbloccare la situazione e forzare Kikwete a bloccare l'accordo se da subito mettiamo assieme le nostre voci. Se 150 mila di noi firmeranno, i media in Tanzania e in giro per il mondo inizieranno a parlarne e così il Presidente Kikwete riceverà il messaggio e dovrà ripensare a questo accordo mortale. Firma la petizione ora e mandala a tutti: http://www.avaaz.org/it/save_the_maasai/?bytqKab&v=17062 I Masai sono gruppi semi-nomadi che hanno vissuto in Tanzania e in Kenya per secoli, giocando un ruolo fondamentale nel preservare il delicato ecosistema. Ma dal punto di vista delle famiglie reali degli Emirati Arabi Uniti, sono ostacoli per i loro lussuriosi party di caccia. Un accordo per sfrattare i Masai per fare posto a ricchi cacciatori stranieri è un male tanto per la fauna protetta quanto per le comunità che verrebbero spazzate via. Mentre il Presidente Kikwete si sta rivolgendo alle elite locali a lui più vicine per convincerle dell'utilità dell'accordo per lo sviluppo, la maggior parte delle persone vorrebbe solo mantenere la terra che sanno il Presidente potrebbe confiscare per decreto. Il Presidente Kikwete sa che questo accordo sarebbe contestato dai turisti della Tanzania, una fonte fondamentale di entrate per il paese, e perciò sta cercando di tenere questa operazione lontana dal dibattito pubblico. Nel 2009 un simile esproprio di territorio in quest'area effettuato dalla stessa multinazionale che ci sta provando anche questa volta ha generato una copertura mediatica globale che ha contribuito a convincere Kikwete a fare marcia indietro. Se riusciamo a generare lo stesso livello di attenzione sappiamo che la pressione può funzionare. Una petizione firmata da migliaia di persone può fare in modo che tutti i maggiori media globali presenti nell'Africa dell'Est e in Tanzania permettano spazzino via questo accordo controverso. Firma ora per chiedere a Kikwete di stracciare l'accordo: http://www.avaaz.org/it/save_the_maasai/?bytqKab&v=17062 Alcuni rappresentanti della comunità Masai proprio oggi si sono appellati urgentemente ad Avaaz per dare forza ad un appello globale per salvare la loro terra. Innumerevoli volte l'incredibile risposta di questa fantastica comunità ha fatto diventare cause apparentemente perse in partenza in risultati di enorme valore. Proteggiamo i Masai e salviamo gli animali per quei turisti che li vogliono catturare con le loro macchine fotografiche, invece che con le loro armi letali! Con speranza e determinazione, Sam, Meredith, Luis, Aldine, Diego, Ricken e il resto del team di Avaaz Per ulteriori informazioni: Le multinazionali del turismo scacciano i masai (Società delle Missioni Africane) http://www.missioni-africane. org/689__Le_multinazionali_del_turismo_scacciano_i_masai Masai sfrattati e arrestati per far spazio ai safari di caccia (Survival) http://www.survival.it/notizie/4903